
martedì 9 novembre 2010
mercoledì 31 marzo 2010
sabato 27 febbraio 2010
martedì 16 febbraio 2010
QUELLA SOMMESSA PROTESTA - Autobiografia di un Biologo - di Longino Contoli Amante
autobiografia di un biologo
di
Longino Contoli Amante
Ente Fauna Siciliana,
Siracusa 2009 - pp. 94
Presentazione:
sabato 20 febbraio ore 10,00
Oasi di Vendicari (Sr)
"Si può narrare la propria vita in tanti modi. Ma nel farlo non si può non mettere a nudo se stessi, .... In questa autobiografia Longino Contoli Amante centra l’obiettivo e lo fa in maniera sobria ma lucida, appassionata e a tratti malinconica, ... "
INDICE
Prefazioni.
-Presentazione.
-La vita può cominciare.
-La vita può finire.
-Gallinella pensionata.
-Un anticipo di globalizzazione culturale.
-Sporco, come la vita.
-Occhietti arrostiti.
-Il natale comincia a finire.
-Una ferita di guerra.
-La filastrocca febbricitante.
-La nonna tra i fiori.
-Anche nella differenza.
-Perchè non divenni entomologo.
-La bellezza della vita si può mangiare.
-La vita si può togliere per gioco.
-Una fra le donne.
Ecc.
-Quella sommessa protesta.
Nell'ambito dell'incontro per ricordare
BRUNO RAGONESE
nel 6° anniversario della sua scomparsa

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martedì 9 febbraio 2010
A JACOPO TALDEGARDO – MORGAN
(di Longino Contoli Amante)
E così sarai punito; non per esserTi drogato, ma per averlo rivelato, assieme alla Tua depressione.
La droga è consentita; col tifo antisportivo, con il fondamentalismo pseudo religioso ed anticristiano perché disumano, con la TV dell’evasione che è carcerazione della mente; ed anche con le sostanze, purché elitarie, costose e non dichiarate; ma non è consentito riconoscerla, né riconoscerne l’uso per la disperazione esistenziale che chiamano depressione, in luogo di obbiettività virile. Giacché, dopo i secoli della consapevolezza stoica, quelli della speranza mistica e della disillusione e quello dell’ubriacatura positivista, questo è il tempo della disperazione, per chi appena si concede un poco di spazio e tempo di autonomia mentale.
Eppure, ancora oggi, soprattutto oggi, a nessuno è consentito conoscere e dichiarare l’ “infinita vanità del tutto” ed in particolare di questa Tua, nostra vita da ingranaggio dei “tempi moderni”.
In questi giorni, da moderno pulpito TV, si pretende di scegliere “il più grande degli italiani”. Tale scelta è di certo impossibile; i veri grandi sono unici e, dunque, per definizione, incommensurabili con altri; ma, per lo meno, tutto ciò ci concede di cogliere la piccolezza dei promotori, autori e realizzatori di tale risibile impresa e del contesto ad essi sotteso ed implicito.
E l’andamento della trasmissione lo conferma: Leopardi Jacopo Taldegardo (all’antica “anagrafe” di Recanati) è stato escluso… forse non a caso. Ce n’è voluta… per riuscirci, è stato messo a confronto con “mostri sacri” come Leonardo e Michelangelo!
La Sua presentazione è stata a dir poco carente; qualche esperto straniero affermò di non conoscerLo, senza che nessuno ricordasse che il poeta, a differenza dell’artista, del romanziere, dello scienziato ecc., non può venire compiutamente conosciuto se non nella sua lingua madre, poiché non è solo il senso letterale che fa la poesia, ma pure il ritmo, l’eufonia, l’allusività criptica di tanti sensi e messaggi; e non si può tradurre una di tali caratteristiche in un’altra lingua senza di necessità compromettere le altre.
Ma, soprattutto, nel suo profilo si parlava (ancora oggi!) di “pessimismo”; difetto imperdonabile e scandaloso, per questa società drogata di forzoso quanto improbabile e ridicolo ottimismo “sale della vita”.
Così, la Tua clamorosa differenza da Jacopo Taldegardo si raccorda tuttavia a Lui, non solo nella diversità che Vi accomuna con gli spiriti (e non solo esseri) umani, ma nel loro faticoso percorso di consapevolezza: in Lui, se droga vi fu, certo non fu più importante del lume della luna e delle immanueliche “stelle dell’Orsa” che, con la loro luce adamantina e spietata, gli illuminarono l’animo, sino alla catartica accettazione del nulla; in Te, la droga che oggi riveli aiuta a disvelare, sotto il ciuffo ribelle ed ormai sinceramente brizzolato, una crescente presa di coscienza, un primo fondamentale passo verso il riconoscere la Tua reale condizione umana. Accomunati, infine, Tu e Lui, nell’ostracismo ufficiale, allora e sempre ottuso ed incolto.
Coraggio, Jacopo Taldegardo – Morgan!
E così sarai punito; non per esserTi drogato, ma per averlo rivelato, assieme alla Tua depressione.
La droga è consentita; col tifo antisportivo, con il fondamentalismo pseudo religioso ed anticristiano perché disumano, con la TV dell’evasione che è carcerazione della mente; ed anche con le sostanze, purché elitarie, costose e non dichiarate; ma non è consentito riconoscerla, né riconoscerne l’uso per la disperazione esistenziale che chiamano depressione, in luogo di obbiettività virile. Giacché, dopo i secoli della consapevolezza stoica, quelli della speranza mistica e della disillusione e quello dell’ubriacatura positivista, questo è il tempo della disperazione, per chi appena si concede un poco di spazio e tempo di autonomia mentale.
Eppure, ancora oggi, soprattutto oggi, a nessuno è consentito conoscere e dichiarare l’ “infinita vanità del tutto” ed in particolare di questa Tua, nostra vita da ingranaggio dei “tempi moderni”.
In questi giorni, da moderno pulpito TV, si pretende di scegliere “il più grande degli italiani”. Tale scelta è di certo impossibile; i veri grandi sono unici e, dunque, per definizione, incommensurabili con altri; ma, per lo meno, tutto ciò ci concede di cogliere la piccolezza dei promotori, autori e realizzatori di tale risibile impresa e del contesto ad essi sotteso ed implicito.
E l’andamento della trasmissione lo conferma: Leopardi Jacopo Taldegardo (all’antica “anagrafe” di Recanati) è stato escluso… forse non a caso. Ce n’è voluta… per riuscirci, è stato messo a confronto con “mostri sacri” come Leonardo e Michelangelo!
La Sua presentazione è stata a dir poco carente; qualche esperto straniero affermò di non conoscerLo, senza che nessuno ricordasse che il poeta, a differenza dell’artista, del romanziere, dello scienziato ecc., non può venire compiutamente conosciuto se non nella sua lingua madre, poiché non è solo il senso letterale che fa la poesia, ma pure il ritmo, l’eufonia, l’allusività criptica di tanti sensi e messaggi; e non si può tradurre una di tali caratteristiche in un’altra lingua senza di necessità compromettere le altre.
Ma, soprattutto, nel suo profilo si parlava (ancora oggi!) di “pessimismo”; difetto imperdonabile e scandaloso, per questa società drogata di forzoso quanto improbabile e ridicolo ottimismo “sale della vita”.
Così, la Tua clamorosa differenza da Jacopo Taldegardo si raccorda tuttavia a Lui, non solo nella diversità che Vi accomuna con gli spiriti (e non solo esseri) umani, ma nel loro faticoso percorso di consapevolezza: in Lui, se droga vi fu, certo non fu più importante del lume della luna e delle immanueliche “stelle dell’Orsa” che, con la loro luce adamantina e spietata, gli illuminarono l’animo, sino alla catartica accettazione del nulla; in Te, la droga che oggi riveli aiuta a disvelare, sotto il ciuffo ribelle ed ormai sinceramente brizzolato, una crescente presa di coscienza, un primo fondamentale passo verso il riconoscere la Tua reale condizione umana. Accomunati, infine, Tu e Lui, nell’ostracismo ufficiale, allora e sempre ottuso ed incolto.
Coraggio, Jacopo Taldegardo – Morgan!
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